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Venerdì
4 maggio sono stati pubblicati su
"Liberazione" due interessanti
articoli : "Stampa vigliacca, forte
coi deboli" di Lidia Menapace e "La
fatwa del Papa e il
il silenzio dei democratici" di
Paolo Flores D'Arcais. Articoli da
rileggere con attenzione in quest'era
di sacri furori religiosi. Lo
scalpore suscitato dalle (forse ?)
irriverenti battute di Andrea
Rivera hanno, come al solito
scatenato la corsa a chi erge come
il più forte, coraggioso e
genuflesso difensore di quel che
"Il Manifesto" definì il "pastore
tedesco". Il "dagli all'untore" o
"all'eretico" di più che centenaria
memoria si è spinto fino a dare del
"terrorista" a Rivera e a
chiedere la sua cacciata dagli
spazi mediatici, passando così
dall'editto bulgaro alla Fatwa
vaticana.
Una prima riflessione: in questo
momento nessuno ricorda la giusta
difesa che tutti abbiamo fatto di
S. Rushdie e del suo diritto di
essere irriverente con la sua
religione e con Maometto.
Una seconda riflessione: il vero
fulcro di questo furore sui "valori
naturali" è la battaglia omofobica
che le istituzioni ecclesiali
stanno portando avanti, e sarebbe
opportuno ricordare la sventura che
si abbattè su Oscar Wilde: nel
1895, all'apice del suo successo,
mentre si recitano nella puritana
Londra le sue opere
"Un marito ideale" e poi
"L'importanza di essere onesto"
viene stroncato dalla condanna per
omosessualità, dopo l'accusa
pubblica del padre di Bosie (suo
amante):
due anni di lavori forzati e
spoliazione di ogni bene, anche
futuro, per spese processuali.
Morirà nel 1900 a soli 46 anni.
Il suo ultimo lavoro è la "Ballata
del cardere di Reading",suo
capolavoro in versi; sua estrema,
delicata e appassionata difesa di
un condannato che aveva ucciso
"la cosa che amava" di fronte a
tutti coloro che inneggiavano
mettendo sulle loro picche i
"valori naturali.
"La cosa che si ama uccidono
tutti,e tutti lo sappiano,
C'è chi lo fa con sguardo amaro,
chi con voce suadente,
Con un bacio lo fa il baro,
di spada il prepotente!"
O. Wilde
Una terza riflessione: che il
Vaticano sia così decisamente
ostile alle teorie di Darwin è
abbastanza comprensibile, ma c'è da
chiedersi se il perbenismo che nel
1895 condannò con tanta ipocrisia
Wilde si sia, almeno un po'
evoluto, se la possibiltà di
critica e di satira si debba
fermare davanti ai sacri portoni, e
se l'amore
tra due persone dello stesso sesso
sia così scandaloso e così
pericoloso per la società.
Crispino
Maggio
nella foto: Crispino Maggio |