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Che
inutile question time per
Messina e l’Area dello Stretto è
andato in onda mercoledì 16 maggio
presso la Camera dei deputati con
protagonisti, si fa per dire, l’on.
D’Alia ed il Ministro per le
Infrastrutture Di Pietro!
Da un lato vi era l’onorevole
messinese che da tempo utilizza
in maniera strumentale,
disinformata e disinformante il
tema dei fondi ex Ponte e la
presunta transazione tra Stato ed
Impregilo per l’autostrada
Annunziata-Granatari, per attaccare
il governo nazionale ed il governo
cittadino; dall’altra vi era un
Ministro che fa finta di non
conoscere o, peggio, non conosce i
problemi dell’Area dello Stretto e
preferisce anche lui tergiversare
sui fondi ex Ponte e smentire, e ci
mancava, la presunta transazione
con Impregilo, senza dire nulla su
ciò che intende fare per quest’area
del Paese.
Sullo sfondo, solo sullo sfondo,
i problemi di Messina e
dell’area dello Stretto che
rimangono tali e quali, come sanno
benissimo i marittimi, i
ferrovieri, i pendolari, i
viaggiatori, i turisti, i cittadini
dell’area dello Stretto.
Le due tematiche oggetto del
deprimente question time sono in
realtà inesistenti e per
assurdo persino ininfluenti per la
posta in gioco. Bisogna finirla
con la disinformazione di
politici (di centro-destra e di
centro-sinistra) sindacalisti e di
taluni organi d’informazione sulla
presunta disponibilità e/o
esistenza dei fondi ex Ponte di
Fintecna e sulla compensazione che
tali fondi dovrebbero avere per
Messina per lo “scippo” del Ponte!
La verità è che, mentre il
governo Berlusconi prometteva opere
pubbliche a go go in tutto il
Paese e strombazzava l’apertura di
centinaia di cantieri, non si
preoccupava dei fondi necessari per
finanziare tali opere, compreso
il Ponte visto che Fintecna non
ha mai versato interamente, ma
solo per una piccola parte,
l’aumento di capitale della società
Stretto di Messina che doveva
servire per finanziare la parte
pubblica del Ponte. Lo
dovrebbe sapere bene l’on. D’Alia
che all’epoca era parte della
maggioranza governativa che
sosteneva la grande opera e
quel centro-destra, locale e
nazionale, che prometteva a
Messina, senza fondi, opere
compensative e connesse, compresa
l’autostrada Annunziata-Granatari,
lo spostamento della Stazione,
l’interramento dei binari e chi più
ne ha più ne metteva (vi
ricordate la “penosa” legge
speciale per Messina?).
La mancata disponibilità oggi
di tali fondi è dunque
responsabilità del passato governo
così come è responsabilità della
passata maggioranza di governo,
nazionale e locale, la previsione
di opere inutili e funzionali al
Ponte come l’Annunziata-Granatari
che oggi D’Alia riscopre
ribaltando la verità dei fatti per
accusare il centro-sinistra ed il
Ministro Di Pietro di usarla come
transazione con Impregilo per far
fronte ad una presunta penale, di
cui in realtà non si ha nessuna
certezza. D’Alia dimentica
sempre di ricordare, a proposito di
penale, un altro ulteriore
“dettaglio”: la firma del contratto
tra la società Stretto di Messina e
l’Impregilo è stata apposta
strumentalmente ed in maniera del
tutto scorretta, per non dire di
peggio, il 26 Marzo 2006, ad un
mese dalle elezioni nazionali, a
due mesi dalla grande
manifestazione no-ponte del 22
gennaio a Messina, ipotecando non
solo il progetto Ponte ma anche,
nel caso in cui l’opera non si
fosse fatta, il pagamento di una
penale, ben sapendo che
nell’eventualità di vittoria del
centro-sinistra quell’opera, per
volontà anche della maggioranza
degli italiani, sarebbe stata
accantonata!
Che dire infine del Ministro Di
Pietro che, per giustificare
l’attuale vuoto spinto degli
interventi governativi per l’Area
dello Stretto ed il mancato
interesse per opere essenziali
richieste con ordini del giorno del
Parlamento, come gli svincoli,
l’approdo di Tremestieri, ecc.. è
costretto a ricorrere alla risibile
giustificazione che l’ordine del
giorno è arrivato dopo il
decreto-legge n. 262/2006!
Già, il decreto legge n.262/2006,
trasformato in legge il 24
novembre 2006, che mantiene tra
l’altro in vita quell’ente inutile
della società Stretto di Messina,
prevedendo addirittura tra i
compiti della società quello di
“realizzare infrastrutture
trasportistiche all’estero” (!!!),
quando sarebbe stato meglio e
più opportuno cancellare
definitivamente la legge n.1158/1970,
liquidando la Stretto di Messina e
prevedendo adeguati investimenti
per il potenziamento dei trasporti
nell’area dello Stretto (nuovi
approdi, nuove navi, nuovi sistemi
di imbarco e sbarco, ecc..).
Come già abbiamo più volte
evidenziato in altri nostri
documenti “L’aver messo da parte
il progetto del Ponte sullo Stretto
non è, come ritengono i suoi
sostenitori, uno scippo o
un’ulteriore occasione persa per la
città di Messina e per il Sud, ma
anzi è l’occasione vera che
ci consente finalmente di
progettare e realizzare
concretamente il futuro di Messina,
liberandoci da una discussione che
ha tenuto banco per troppo tempo
nella nostra città bloccando
qualsiasi progettualità urbanistica
e di sviluppo in attesa del Ponte.
Tutto ciò a patto che lo Stato
mantenga cospicui impegni
finanziari nell’area dello Stretto
per sostenere i tanti progetti di
cui da anni si parla e che
devono essere realizzati
indipendentemente dall’esistenza o
meno dei fondi ex Ponte.
Ma anche l’Europa deve fare la
sua parte. Gli obiettivi della
rete transeuropea di trasporto,
all’interno della quale sono stati
disegnati i ben noti 10 Corridoi,
sono tra l’altro quelli di
“garantire la mobilità delle
persone e dei beni; offrire agli
utenti buone infrastrutture;
sfruttare l'insieme dei modi di
trasporto; permettere un utilizzo
ottimale delle capacità esistenti;
ecc..
In quest’ambito e con
questi obiettivi è stato pensato
pure il Corridoio 1 Palermo-Berlino.
L’UE si impegnava a finanziare fino
al 20% le opere necessarie previste
dai vari corridoi. Il Ponte sullo
Stretto veniva visto, come
richiesto dal governo italiano,
come un’opera necessaria per
superare la strozzatura dello
Stretto di Messina ed i problemi di
collegamento che tale strozzatura
comportava, nell’ambito del
Corridoio 1 Palermo-Berlino.
Venuto meno l’intendimento di
costruire il Ponte sullo Stretto,
non vengono meno, ovviamente, i
problemi trasportistici dell’area
dello Stretto che possono e
devono essere risolti nell’ambito
di una grande “opera” di
ristrutturazione e potenziamento
dei servizi di trasporto (nuovi
approdi, nuove navi, nuovi sistemi
di imbarco/sbarco mezzi, ecc…),
così da superare la “strozzatura”
dello Stretto, lasciando inalterato
il progetto del Corridoio 1.
E’ allora quantomeno opportuno
un intervento, del governo
italiano e degli euro-parlamentari
italiani, presso gli organismi
europei affinché si tenga conto nel
nuovo orientamento del governo
italiano in merito al Ponte sullo
Stretto e della necessità di
mantenere i fondi europei nell’area
dello stretto per completare il
previsto Corridoio 1.
E la Regione Sicilia e la
regione Calabria quale ruolo
intendono svolgere? Chi, come
Cuffaro, dichiara che è “pronto a
valutare le proposte del Governo
Prodi sui fondi destinati al Ponte
ma a condizione che le
infrastrutture che si dovessero
fare siano propedeutiche alla
costruzione del Ponte di Messina”
rema contro Messina e la Sicilia,
facendo finta di non ricordare, ma
non è il solo, che a Messina e nel
Paese ha vinto il centro-sinistra
avendo tra i punti programmatici
qualificanti la fine del Progetto
Ponte e delle sue opere connesse!
Una mobilità sostenibile
nell’area dello stretto che
punti a privilegiare il
trasferimento dalla gomma al ferro,
dal trasporto individuale al
trasporto collettivo, dalla strada
al marittimo; che crei nuova e
stabile occupazione; che ponga le
condizioni per valorizzare la
vocazione turistica e marittima
della città. E’ questa la rotta
che Rifondazione comunista intende
tenere e che può cambiare in un
paio di anni il presente ed il
futuro di Messina e dell’intera
area dello Stretto”. E’ di questo
che vogliamo parlare e discutere e
non di aria fritta!
Messina, 18 Maggio 2007
PRC Il segretario del circolo
Peppino Impastato
(Daniele Ialacqua)
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