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HOKA HEY!!!
Perché Hoka hey?
Perché aprire una 3 giorni dedicata
alla Resistenza con questa iniziativa?
La vecchia Hollywood ci ha sempre
rappresentato un Far West dove i
cowboy, bianchi, erano i buoni, la
civiltà, il progresso, contro i
cattivi, i selvaggi, gli incivili. Come
al solito, che fossero loro i padroni
di quei territori e che il vero oggetto
fosse la scusa per portarglieli via, su
questo la storia glissa. Lo sterminio,
cominciato con Colombo e non ancora
terminato, ha confinato i pellerossa in
riserve, in territori sempre più
malsani ed invivibili, salvo
trasferirli ancora quando nel
sottosuolo vengono scoperti giacimenti
capaci di riattizzare la cupidigia del
potere. E questo in barba agli oltre
quattrocento trattati che sancivano il
rispetto per le culture dei nativi, i
loro diritti, le loro vite. Così nasce
la più grande democrazia del mondo e
con gli stessi sistemi di violenza e
rapina continua a proliferare.
La teoria del “Destino Manifesto”
sosteneva l’ineluttabilità della
scomparsa delle popolazioni “primitive”
di fronte all’incontrastabile avanzata
del “progresso”. Oggi il collasso del
pianeta mette finalmente a nudo questa
grande bugia e le categorie di
“sviluppo”, “civiltà”, “progresso”
affondano in uno sfruttamento
indiscriminato ed irrispettoso di
risorse non più rinnovabili. Alla
faccia di chi, ancora oggi, si chiama
“custode della terra” sostenendo che la
natura ci è stata data in prestito per
consegnarla nello stesso stato alle
nuove generazioni.
L’ambientalismo, lo sviluppo
sostenibile, le tecniche dolci e via
dicendo avrebbero molto da imparare da
quelle culture. Si ammazzava solo
l’indispensabile per vivere, preferendo
gli animali vecchi o malati e dei
quali, in ogni caso, si utilizzava
tutto. Il contrario del mitico Buffalo
Bill e dei suoi contemporanei,
cacciatori indiscriminati di bisonti
fin quasi a sterminarli, per prendere,
spesso, solo le pelli e le lingue e, a
volte, neanche per quelle, solo per
gioco.
La politica di rapina non poteva
passare se non attraverso uno sterminio
sistematico fisico, culturale,
religioso. Dopo oltre 500 anni i nativi
d’America ancora resistono,
rivendicando i loro diritti, le loro
tradizioni, il rispetto per le loro
religioni ed i loro luoghi sacri,
capaci ancora di sollevarsi contro il
poderoso Washicu, l’uomo bianco, il
grande predatore. E fanno sentire
ancora il loro grido di guerra, come a
Wounded Knee negli anni ’70. Come nelle
piccole e grandi battaglie quotidiane
dei Movimenti di Lotta (come l’AIM),
sostenute dalle loro radio (come Radio
Kili). Gli attivisti di questi
movimenti, guarda caso, sono
percentualmente gli ospiti più presenti
nelle galere di massima sicurezza e nei
bracci della morte.
La cultura del capitalismo, dello
sfruttamento, del potere gli è estranea
e nemica e non è “compatibile”.
L’organizzazione tribale non prevedeva
proprietà terriere, confini,
sfruttamento dell’uomo sull’uomo o
sulla natura, l’accumulo… Ognuno valeva
per ciò che era. I capi di guerra erano
scelti in base al loro coraggio, alla
loro capacità militare ed alla loro
esperienza. I capi tribù in base alla
loro saggezza. L’assemblea era la forma
conciliare che decideva e dove ognuno
contava ed aveva il diritto-dovere di
dire la sua.
Le drammatiche similitudini storiche
con tanti, troppi popoli, come quello
palestinese o curdo, sono fin troppo
facili ed evidenti, così come le
miriadi di analogie con le varie
Resistenze di chi nel mondo ha
combattuto e combatte per la libertà e
la dignità. Per questo ci piacerebbe
risentire ancora un volta quel grido di
guerra! Hoka hey!

22 aprile 2007, Parco Cartella – Via
Quarnaro I
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