di
Gualdo Anselmi
Il
ridotto numero di voti raccolti alle
ultime elezioni politiche dalla
lista ufficiale della sinistra, la
lista arcobaleno, non credo sia
segno dell’abiura del popolo
italiano verso l’ideologia di
sinistra. Negli ultimi mesi sono
accaduti fatti nuovi che hanno
disorientato l’elettorato
tradizionalmente orientato a votare
a sinistra: la percezione di una
casta politica, alla quale anche i
partiti post comunisti non si sono
sottratti; la nascita del partito
democratico, che ha trascinato verso
il centro l’elettorato post
comunista; un sempre maggiore
scollamento tra l’elettorato e le
strutture partitiche. Così, mentre
siamo entrati nel periodo più
miserabile della storia repubblicana
d’Italia, i ceti più poveri, detti
un tempo proletari, non hanno più un
punto di riferimento importante, né
rappresentanti parlamentari. E’ un
bene, è un male? Non credo che
le rivoluzioni, o il semplice
miglioramento delle condizioni
materiali e spirituali dei popoli,
si facciano a colpi di sigle di
partito, per cui è destinato a
vincere il nome più bello o
suggestivo – e indubbiamente il nome
più bello è quello del partito
democratico. Se la
Lega Nord raccoglie consensi
nella Padania non è solo grazie alla
sua ricetta semplicistica di società
autarchica e autoctona, ma perché è
riuscita a rappresentare i
cittadini, ad organizzarsi
territorialmente e ad avere una
certa osmosi con il suo elettorato,
di cui ha rispetto, e non tratta, al
contrario degli altri partiti, come
un anonimo serbatoio di voti.
Se il partito di Berlusconi (che non
riesco a chiamare “della libertà”)
riesce ad ottenere il suo consenso
(usando il suo strapotere mediatico
e facendo leva sul mito di se
stesso), gli altri partiti devono
riuscirci non con i soli
proponimenti, ma con le effettive
opere. L’ultimo governo Prodi si è
screditato perché si è rivelato agli
occhi degli italiani come parolaio e
rissoso, incapace di migliorare le
condizioni materiali della povera
gente. Lo dimostra il raddoppio dei
voti del partito di
Antonio Di Pietro, che non ha
disperso le sue energie in polemiche
con i suoi alleati, ma le ha
risparmiate per indirizzarle a
Berlusconi e a lavorare nel suo
ministero delle infrastrutture. Che
futuro di consensi può avere il
partito democratico se cerca di
demarcarsi sempre più dalla classe
popolare per accattivarsi le
simpatie dei ceti alti e retrivi? E
Rifondazione Comunista, come può
recuperare la credibilità perduta se
continua a fare congressi per
stabilire se si deve continuare a
chiamare con il proprio nome e
tenersi il simbolo della falce e
martello, invece di pensare a
rafforzare iniziative sinergiche tra
base e partito?
Vedo un futuro positivo nei partiti
solo se riescono ad essere
espressione del proprio elettorato,
solo se smettono di selezionare la
classe dirigente per cooptazione
interna, solo se rinunciano ai
privilegi acquisiti. Non mi pare
realistico abbattere i partiti… per
sostituirli con che cosa? Solo una
classe dirigente migliore può
offrire un futuro migliore alla
società. E solo con i mezzi
d’informazione in mano a gente
onesta possiamo avere la speranza di
cambiare la mentalità dell’italiano
medio, rimbecillito e incattivito
dalle falsità delle tre televisioni
governative e dalle due di
Berlusconi. Il prossimo 25 aprile
Beppe Grillo lancerà in tutte le
maggiori città italiane (con
l’appoggio dell’Italia dei Valori)
l’iniziativa referendaria per
abbattere questo attuale sistema
dall’informazione, che è in realtà
un sistema mafioso di falsità e
involgarimento. Firmando SI per
abolire l’ordine corporativo dei
giornalisti, il finanziamento
pubblico di un miliardo di euro
all'anno all'editoria dei partiti e
alla legge Gasparri sulle
radiotelevisioni, i cittadini
italiani possono introdurre un
sistema dell’informazione più libero
e non monopolizzato dai partiti.