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In
merito all’articolo apparso sulla
Gazzetta del Sud di venerdì 8
giugno dal titolo “Stretto, i mille
rivoli della vertenza” riteniamo
sia necessario ribadire con forza
che la vertenza Stretto
non si è depotenziata con
l’impegno del Ministero dei
trasporti di assumere 75 precari, e
chi diffonde e contribuisce a
diffondere tale voce va contro
gli interessi dei marittimi,
precari e non, e della città! Non
hanno interesse a fermare la
propria lotta i precari che,
pur avendo ottenuto un primo e
meritato risultato con grandi
sacrifici, non intendono mollare
proprio ora; né i sindacati, che
sulle tabelle d’armamento non hanno
mai accettato la posizione del
Ministro Bianchi; nè quelle forze
politiche come Rifondazione
comunista che hanno sostenuto fin
dall’inizio la lotta dei marittimi.
A rischiare di depotenziare
semmai la vertenza Stretto e
di creare confusione sono alcune
uscite” come quelle dell’on.
Ardizzone che
nell’interrogazione di ieri all’ARS
sembra addirittura guardare con
favore la proposta di una società
privata che intenderebbe assumere i
precari RFI e gestire le sue navi
veloci Selinunte e Tindari. Il
problema non è ridimensionare RFI
ed esternalizzare alcuni suoi
servizi, quanto semmai rilanciare
il ruolo pubblico nel trasporto
dell’area dello Stretto, da troppo
tempo succube, e non solo da quando
lo ha scoperto l’on. Ardizzone,
degli interessi privati.
La vertenza Stretto inoltre
riguarda anche altri aspetti
stranamente sottaciuti nel
dibattito cittadino anche dagli
onorevoli di turno, come ad esempio
il destino che intendono dare al
nodo ferroviario di Messina coloro
i quali insistono sull’interramento
dei binari e lo spostamento della
stazione, con il mantenimento della
previsione di due sole invasature,
trasformando il nodo di Messina in
un passante di periferia. E che
dire dell’occupazione di fatto
del molo Norimberga e di altri
rilevanti spazi della zona Falcata
e del suo spazio acqueo a vantaggio
del vettore privato Cartour che,
pur svolgendo un servizio utile, ha
creato un ulteriore indebito
monopolio d’uso privato di aree
pubbliche, sottraendo spazi alle
attività del porto, creando disagi
ai lavoratori della zona,
determinando un negativo impatto
sulla viabilità e sulla vivibilità
di una rilevante zona della città.
La vertenza Stretto riguarda ancora
la necessità di potenziare le
infrastrutture trasportistiche
dello Stretto, investendo sul
“mare” e sul “ferro”,
abbandonando definitivamente
l’ipotesi del Ponte,
strumentalmente utilizzata anche
dal presidente della regione
Cuffaro per obiettivi ed interessi
che nulla hanno a che fare con le
comunità dell’Area dello Stretto.
Ci prepariamo pertanto allo
sciopero generale del 22 giugno
ed invitiamo tutti i
messinesi ad aderirvi nella
convinzione che soltanto con una
lotta costante e chiara nei suoi
obiettivi è possibile
ottenere risultati per i lavoratori
dello Stretto e per la città
intera.
Messina, 8 Giugno 2007
Il segretario del circolo Peppino
Impastato
(Daniele Ialacqua)
nella foto: Daniele Ialacqua |