Comunicato stampa
IL
SEGRETARIO CITTADINO DEL PRC/SE
SCRIVE ALL'AUTORITA' PORTUALE. "C'E'
ANCORA SPAZIO PER LE ATTIVITA'
PRODUTTIVE ALL'INTERNO DELLA ZONA
FALCATA"?
La
recente notizia della consegna
delle aree della ex degassifica
all’Ente porto e la querelle che
ne è seguita, con addirittura
l’immediata presentazione di un
ddl da parte di un deputato
regionale per chiedere la
soppressione dell’Ente Porto,
mantengono viva l’attenzione
cittadina su di una zona di
particolare pregio della città
che fa, evidentemente,
gola a molti, al di là dei
progetti di rilancio o pseudo
tali, presentati a piè sospinto
da più parti, tralasciando di
affrontare temi e problemi aperti
di non poco conto.
La zona cittadina che va dal
Porto a Tremestieri mai come oggi
è, infatti, stata al centro del
dibattito politico e
giornalistico cittadino:
Riqualificazione Zona falcata,
Waterfront, Via del mare, Nuova
Stazione, Interramento dei
binari, sono diventate le
parole d’ordine ed i temi di
discussione più frequenti e
con i quali si intendono
sollecitare interventi per
sottrarre quest’area al degrado
ed alla negazione della sua
vocazione naturale, prospettando
un futuro di sviluppo per
l’intera città. Alle parole oggi
in voga per rivalutare l’affaccio
al mare di Messina, mancano però
a nostro avviso altre parole
ed altri temi necessari per
avere un vocabolario completo
che parli realmente dello
sviluppo di questa città.
Tale dibattito ci sembra infatti
trascuri di affrontare,
volutamente o meno, temi non
secondari che riguardano il
presente di quest’area della
città, legati da sempre alla
vocazione marinara e di porta
della Sicilia di questa città.
Ci riferiamo in primo luogo alla
cantieristica esistente,
rappresentata dall’ex Smeb (oggi
Palumbo), dalla Rodriguez, dalla
Savena, dall’Arsenale Militare;
alle attività connesse con
il polo ferroviario di
Messina, tra i più importanti del
Meridione, rappresentato
fisicamente dagli “impianti”
della Stazione marittima, della
Stazione centrale, del nodo
ferroviario costituito da 4
binari destinati ad invasatura e
da una serie di binari di
servizio, dalla stazione piccola
velocità di S.Cecilia, ecc..; ci
riferiamo ancora agli
impianti della Soc. Coop.
Garibaldi, da poco
ristrutturati, alle miriadi di
piccole attività che vivono
intorno alla cantieristica ed al
nodo ferroviario; agli spazi in
gran parte disinquinati della
Degassifica.
Potremmo dire che
territorialmente ed
economicamente la Zona falcata
rappresenti il “cuore” operaio
di questa città, che rischia
di scomparire, di essere
“espiantato” con l’obiettivo
non tanto nascosto di
“trapiantarvi” qualcos’altro che
nulla ha a che fare con gli
interessi dei lavoratori e con
gli interessi collettivi. Sarebbe
un duro colpo non solo
all’economia di questa città ma
al suo tessuto sociale e
politico.
Il dibattito
cittadino sull’affaccio a mare
della città, deve dunque trovare
lo spazio per dare risposte
concrete a domande pressanti.
Intendiamo con la presente
sottoporre alle autorità in
indirizzo, secondo le competenze
che esse hanno, le seguenti
domande schematicamente così
sintetizzate:
1)
Che spazi sono previsti
per la cantieristica di
costruzione navale?
La notizia che il cantiere SAVENA
ha acquisito una importante
commessa per il valore di 250
milioni di euro, seppure è
indubbiamente un’ottima notizia
per la nostra città, pone in
evidenza la difficoltà di tale
cantiere ad operare in spazi
ristretti visto che sarà
costretto a svolgere parte del
lavoro presso i cantieri di
Melilli. Perché dunque non
destinare altri spazi alla
cantieristica di costruzione?
Perché non prevedere un maggiore
utilizzo degli spazi dell’ex
Cantiere Cassaro, rilevato a suo
tempo dalla SMEB proprio come
cantiere di costruzione? Perché
il proposto Piano regolatore del
Porto riduce gli spazi per la
cantieristica di costruzione? E’
vero che il prg del Porto prevede
al posto dei cantieri Savena un
museo ed un parco archeologico?
2)
Che spazi sono previsti
per la cantieristica di
riparazione navale?
Dopo il fallimento della SMEB e
la rilevazione dei suoi cantieri
da parte della ditta Palumbo si
erano aperte nuove speranze per
le maestranze ex SMEB e
dell’indotto, ma oggi qual è la
situazione? Sono stati rispettati
tutti gli impegni assunti dalla
Palumbo con l’aggiudicazione
della gara relativa ai cantieri
ex SMEB? Quali interventi sono
stati posti in essere dalle
autorità in indirizzo per il
controllo ed il rispetto di detti
impegni? Quali spazi reali sono
previsti per la cantieristica di
riparazione nel nuovo piano
regolatore del Porto?
3)
Che
futuro ma, soprattutto, che
presente s’intende prospettare
per il molo Norimberga?
Attualmente tale molo, la cui
ristrutturazione ha richiesto
l’impegno di una trentina di
milioni di euro, è asservito
agli interessi privati della
Cartour con impatti negativi
sull’operatività commerciale del
molo, sulla sicurezza nello
spazio acqueo antistante il molo,
sulla mobilità di chi lavora in
zona, sulla mobilità e vivibilità
cittadine nel percorso compiuto
in orari di punta dai mezzi
pesanti diretti o provenienti da
Cartour. Le autostrade del mare
sono una ricchezza per la città
che però non deve trasformarsi
nell’ennesimo peso che i
cittadini devono subire
4)
Che
futuro avrà il nodo ferroviario
di Messina?
L’interramento dei binari ed il
paventato spostamento della
stazione centrale sono proposte
che sembrano seguire
pedissequamente le previste opere
connesse al Ponte e che
prevedevano la riduzione dei
binari verso le invasature a due
soltanto. E’ questo che si vuole
e che si intende oggi perseguire?
Si vuole ridurre il nodo
ferroviario di Messina ad un
semplice passante di periferia? E
che fine faranno le centinaia di
posti di ferrovieri e marittimi
oggi presenti in città?
5)
L’interramento dei binari
ferroviari e la liberazione
delle aree da parte di RFI
richiedono necessariamente
l’impegno di grosse risorse
finanziarie per l’acquisizione di
tali aree da parte del Comune.
Che destino avranno le risorse
che RFI incasserà da tale
operazione? Saranno risorse che
rimarranno, come dovrebbero, a
Messina o sono destinate a
raggiungere altre aree del Paese?
6)
Che destino si
pensa debba avere la Soc. Coop.
Garibaldi?
Ridimensionata negli anni ma in
grado di dare occupazione a circa
150 dipendenti, con capacità
riconosciute nella ristorazione,
nel solco di una tradizione
cittadina che non può e non deve
scomparire, la Soc. Coop. è
commissariata da circa quattro
anni senza avere risolto a quanto
sembra i suoi problemi. Come mai
continua il commissariamento
regionale? Che spazi sono
previsti per tale società nella
zona falcata?
7)
Che destino avrà Marifari
e l’Arsenale militare?
A partire dall’1 luglio 2007
talune funzioni tradizionalmente
svolte nell’area militare di
Messina della zona falcata
verranno trasferite ad Augusta,
pur mantenendo l’occupazione
dell’attuale personale: per fare
cosa? Che prospettive si aprono
per le centinaia di impiegati ed
operai di tale area? Sono state
prese in considerazione le
numerose proposte avanzate in
passato dalle organizzazione
sindacali?
8)
Che risposte dà al
presente della zona falcata il
piano regolatore del porto?
La proposta di Prg del porto sarà
prossimamente sottoposta
all’attenzione del consiglio
comunale. Dalle carte rese note
sembrerebbe che non vi trovino
più spazio, nell’area falcata del
porto, le invasature ed i binari
di RFI, mentre il presunto nuovo
polo turistico si troverebbe
allocato a poche decine di metri
dall’area dedicata alla
cantieristica, zona poco felice
per lo svago ed il divertimento!
L’ampio spazio oggi occupato
dalla Marina Militare è
trasformato in una poca credibile
area verde, visti i tempi non
certo brevi previsti per la
smilitarizzazione dell’area. Che
tempi reali di attuazione si dà
dunque tale piano regolatore?
9) Che fine ha fatto o farà il
Punto Franco?
L’incredibile storia
del Punto Franco di Messina è
arrivata a conclusione? Se si
potrà fare, quando e come farlo?
Come mai nel PRG del porto non si
trova più traccia del punto
franco? Quali sono le reali
ragioni che impediscono da
decenni la nascita del Punto
Franco?
Alle domande sopra richiamate
vanno ad aggiungersi le
ulteriori perplessità che ha
suscitato il dibattito in
merito ai fondi ex Ponte ed
al presunto fronte compatto di
tutte le forze politiche, sociali
ed economiche di questa città in
merito alle opere da richiedere
al governo nazionale.
I fondi ex Ponte non si videro
neanche con il governo
Berlusconi, tant’è che
Fintecna versò solo una quota
di quell’aumento del capitale
sociale della Società Stretto di
Messina che avrebbe dovuto
progressivamente portare il
capitale societario a circa un
miliardo e 400 milioni di euro,
ovvero la quota pubblica
dell’opera, cifra alla quale non
si arrivò mai. Dei soldi privati
sbandierati e/o millantati non si
vide invece neanche un euro! Oggi
si rivendicano, proprio da chi ha
sempre sostenuto il progetto
Ponte, quei soldi pubblici
inesistenti per attuare progetti
ideati e pensati in funzione del
Ponte come l’interramento dei
binari e lo spostamento della
Stazione centrale, o l’autostrada
Annunziata – Torre Faro.
Rifondazione comunista ha
condiviso il percorso dal basso
avviato nelle scorse settimane
per sostenere con una petizione
popolare la richiesta di porre in
essere le condizioni per il
finanziamento di importanti opere
per migliorare la mobilità nello
Stretto), ma non ci sentiamo
di unirci a chi utilizza tale
dibattito cittadino per
rispolverare le opere connesse
e/o compensative del Ponte sullo
Stretto o per rivalorizzare il
Ponte stesso, progetto messo da
parte dal Governo nazionale e
locale e di cui non intendiamo
sentirne più parlare.
La recente notizia
dell’attribuzione di circa 240
milioni di euro dei fondi ex
Ponte destinati alla città di
Messina e presuntivamente
utilizzabili per gli approdi di
Tremestieri ed al completamento
degli svincoli, non chiude il
tema che è secondo noi
centrale: L’area dello
Stretto ha bisogno di opere
per garantire una mobilità
sostenibile, efficiente e sicura
nelle acque dello Stretto. Che a
finanziare tali opere siano fondi
provenienti dall’inutile opera
del Ponte, ammesso che bastino, o
che siano fondi provenienti da
altre fonti, magari europee visto
che il corridoio 1
Palermo-Berlino non è venuto meno
con la scomparsa del Ponte, poco
importa. E le opere
prioritarie sono state da tempo
evidenziate, a partire dai
documenti del Movimento No-Ponte
per finire alle rivendicazioni
del movimento dei marittimi ed
attendono una immediata fase
realizzativa: potenziamento
secondo approdo Tremestieri,
secondo approdo calabrese,
Metropolitana del mare,
potenziamento traghettamento
pubblico, completamento degli
svincoli, sistema di
controllo Vts efficiente.
Il circolo
“Peppino Impastato” di
Rifondazione comunista di Messina
intende approfondire il dibattito
cittadino sulle questioni
sopra richiamate e si fa
promotore di un percorso di
incontri e approfondimenti.
A tal fine si richiede alle
autorità in indirizzo un incontro
per poter discutere delle
tematiche sopra richiamate e
confrontare le proprie opinioni
al fine di contribuire al reale
risanamento e rilancio della zona
falcata del Porto e del fronte a
mare, nell’interesse dell’intera
città.
Messina, 21 giugno 2007
Il
segretario del circolo Peppino
Impastato
(Daniele Ialacqua)