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Oggetto: La vicenda Messinambiente
e la gestione dei rifiuti a
Messina
Il
chiarimento
che il presidente di Messinambiente
Dalmazio ha voluto dare del suo
comportamento, reso noto da parte
degli organi di stampa, ci sembra
abbia allungato ulteriori ombre
sul modo in cui viene gestito da
tempo il settore rifiuti a Messina,
questo si il vero scandalo
cittadino, che avrebbe dovuto
comportare le dimissioni non tanto
o non soltanto dell’attuale
dirigenza di Messinambiente, ma
anche di quella passata e di quanti
hanno assunto in questi anni la
guida del settore, tramite ATO 3 o
assessorati comunali, provinciali
e regionali. Ma né i responsabili
passati né quelli attuali hanno
sentito il dovere di farlo né
tantomeno qualcuno degli attuali
“accusatori” o responsabili di
forze politiche, di governo e di
opposizione, hanno ritenuto giusto
richiederlo. Eppure ogni anno la
nostra città spende decine di
milioni di euro (quest’anno
addirittura ne sono previsti 42
milioni!), per semplicemente
raccogliere i rifiuti e buttarli in
una lontana “buca” o bruciarli
nell’unico “bruciatore” di rifiuti
esistente in Italia, quello di
Pace, che non recupera energia,
pagando una esosa eco-tassa per
ogni tonnellata di rifiuto non
raccolta in maniera differenziata,
visto che la raccolta
differenziata, nonostante i milioni
di euro spesi, “veleggia” intorno
al 2%. Tutto ciò sotto il
“controllo” e la “gestione”, negli
anni, di consigli di
amministrazione, esperti,
assessori, politici e chi più
ne ha più ne metta, che hanno
portato l’intera gestione rifiuti
sotto inchiesta per infiltrazioni
mafiose dal 1990 al 2003!
Chi scopre solo oggi la questione
rifiuti a Messina inevitabilmente
compie errori grossolani ed
avanza proposte a dir poco
“imbarazzanti”, come chi
afferma che l’ATO3 e Messinambiente
sono dei doppioni e propone
l’abolizione di Messinambiente,
“dimenticando” che per legge gli
ATO hanno funzioni di
programmazione mentre l’attività
diretta deve essere necessariamente
svolta da altra società, in questo
caso Messinambiente, che guarda
caso, quando era compartecipata da
privati (e che privati!), nessuno
si sognava di chiederne
l’abolizione ed ora che è una spa
pubblica se ne vuole fare a meno
per magari affidarne la gestione a
qualche privato che farà lievitare
ulteriormente i costi! Che dire
poi di chi propone l’azzeramento
del CdA di Messinambiente
mentre in situazioni ben più gravi
dal punto di vista politico e
morale, vedi caso ATO3, non se l’è
sentita, chi sa perché, di avanzare
una richiesta così radicale,
Per ritornare all’avv. Dalmazio,
alle sue dichiarazioni ed alla
gestione dei rifiuti in città, ci
sorgono spontanee alcune domande:
1)
l’avv. Dalmazio dichiara di
avere assunto l’incarico di
amministratore unico della Sel srl
solo al fine di aiutare tale
società ad avere le autorizzazioni
regionali necessarie per potere
gestire la discarica di Venetico;
raggiunto l’obiettivo si è dimesso.
Domanda: può un
amministratore di una società, per
di più di nomina pubblica, assumere
la gestione di un’azienda
concorrente, in quanto operante
nello stesso settore, ed aiutarla a
potere gestire una discarica, che
Messinambiente potrebbe utilizzare
in futuro, quando la stessa
Messinambiente ha a sua volta
dichiarato più volte di volere
costruire una discarica in città
presentando addirittura un progetto
di discarica che dovrebbe sorgere a
Pace?
2)
L’avv. Dalmazio dichiara che
la discarica di Venetico farebbe
risparmiare tanti soldi al comune
di Messina. Seconda domanda:
ma chi e quando ha deciso che la
discarica di Messina deve essere a
Venetico? Che fine ha fatto il
progetto di discarica di
Messinambiente a Pace?
3)
L’avv. Dalmazio dice che la
discarica di Pace non risolverà i
problemi di Messina. Terza
domanda: ma perché
Messinambiente ha presentato,
immaginiamo pagandolo, un progetto
per una discarica a Pace? Non si
era detto che questa discarica
avrebbe risolto i problemi di
Messina in vista del
termovalorizzatore di Paternò?
Cos’è cambiato nel frattempo?
4)
Dalmazio parla di discarica
a Venetico; Messinambiente parla di
discarica a Pace; l’ass.re comunale
all’ambiente parla di un nuovo
impianto di smaltimento rifiuti a
Pace che eviterebbe la raccolta
differenziata; l’ATO3 pensa di
allargare la raccolta
differenziata. Quarta domanda:
ma esiste una politica per la
gestione integrata dei rifiuti a
Messina? Che fine ha fatto il Piano
d’ambito del 2002, anch’esso
immaginiamo pagato ad esperti del
settore, successivamente modificato
e che prevedeva di raggiungere e
superare il 35% di raccolta
differenziata attuando anche la
raccolta porta a porta?
Non entriamo nel merito di altre
vicende,
vedi conflitti d’interesse, di cui
si occuperà, se ve ne dovessero
essere gli estremi, l’autorità
giudiziaria. Ciò che ci interessa
evidenziare in questa sede è che
Messina ha bisogno di una seria e
trasparente politica di gestione
dei rifiuti che finalmente
attui il decreto Ronchi, risalente
ormai al lontano 1997, puntando a
politiche di riduzione, riutilizzo,
recupero, riciclaggio dei rifiuti;
attuando la raccolta differenziata
di secco ed umido; attuando la
raccolta porta a porta;
sostituendo la tassa dei rifiuti
con la tariffa ambientale in modo
da far pagare ai cittadini in
proporzione ai rifiuti prodotti e
non secondo la dimensione della
propria casa; chiudendo
l’inceneritore di Pace;
implementando il Green Pubblic
procurement (Acquisti verdi della
pubblica amministrazione). Non
crediamo che chi ha gestito e
gestisce attualmente il settore
rifiuti a Messina, Messinambiente o
ATO3 non fa differenza, abbia
dimostrato di essere in sintonia
con tale politica di gestione seria
e trasparente. Urge pertanto
cambiare uomini ma soprattutto
cambiare politica, avendo bene
in mente che la questione morale e
la riduzione dello spreco di denaro
pubblico sono e devono essere due
questioni fondamentali di
riferimento sia per la politica
nazionale che per quella locale,
per ridare fiducia ai cittadini e
credibilità alle istituzioni.
Messina, 16 Luglio 2007
Daniele Ialacqua (segretario PRC
– Messina) |
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Sabato gli
incontri con il procuratore
aggiunto Pino Siciliano e con il
sindaco Genovese, che sul "caso
MessinAmbiente" continua a
riflettere; ieri l'incontro con il
procuratore capo Luigi Croce,
accompagnato dal vicepresidente
della società Daniele Passaro.
Antonino Dalmazio, in questa fase,
pare tenga più che altro a spiegare
a Palazzo Piacentini il proprio
operato: «nessun conflitto di
interesse, nessuna improvvida
iniziativa che lasci ipotizzare un
tornaconto personale», va
ribadendo. Ma gli interrogativi
restano in piedi e al di là delle
posizioni politiche, registrate a
destra come a sinistra: Dalmazio
farebbe bene a sgomberare il campo,
sintetizziamo l'onda dei commenti
di varia derivazione e intensità.
Interrogativi che da ultimo pone il
segretario di Rifondazione
comunista, Daniele Ialacqua:
«L'avv. Dalmazio», esordisce,
«dichiara di avere assunto
l'incarico di amministratore unico
della "Sel Srl" solo al fine di
aiutare tale società ad avere le
autorizzazioni regionali necessarie
per poter gestire la discarica di
Venetico; raggiunto l'obiettivo si
è dimesso. Domanda: può un
amministratore di una società, per
di più di nomina pubblica, assumere
la gestione di un'azienda
concorrente, in quanto operante
nello stesso settore, ed aiutarla a
poter gestire una discarica, che
MessinAmbiente potrebbe utilizzare
in futuro, quando la stessa
MessinAmbiente ha a sua volta
dichiarato più volte di voler
costruire una discarica in città
presentando addirittura un progetto
per l'area di Pace?». Ialacqua
amplia poi il campo di analisi:
«Dalmazio parla di discarica a
Venetico; MessinAmbiente parla di
discarica a Pace; l'assessore
all'Ambiente parla di un nuovo
impianto di smaltimento rifiuti a
Pace che eviterebbe la raccolta
differenziata; l'Ato 3 pensa di
allargare la raccolta
differenziata; domanda: ma esiste
una politica per la gestione
integrata dei rifiuti a Messina?».
Ieri, Dalmazio e Passaro, dunque,
hanno offerto delucidazioni al
procuratore Croce, corredate da
alcuni documenti. Tutto ruota
attorno al caso sollevato
nell'interrogazione di Carmelo
Santalco, che punta l'indice
«contro il conflitto di interessi
tra il ruolo svolto da Dalmazio
quale presidente di MessinAmbiente»
e la sua carica di amministratore
unico della "Sel Consulting",
società che, partecipata al 20%
dalla "Nuova Ambiente Srl" (ditta
che ha avuto l'affidamento diretto
dei servizi di lavaggio dei mezzi
di MessinAmbiente), ha avuto in
cessione il ramo d'azienda dalla "Recuperambiente"
per la realizzazione e la gestione
di una discarica in contrada Senia
di Venetico. Un sistema
oggettivamente complesso, sotto
l'aspetto degli intrecci
finanziari, che secondo Dalmazio
non nasconde nessun conflitto di
interesse ma solo l'obiettivo di
far risparmiare il Comune e i
contribuenti. Non la pensano così
altri, è altrettanto evidente.
«Se Dalmazio deve restare al suo
posto», ha commentato ieri su
nostra sollecitazione il dott.
Siciliano ma nel contesto di un
ragionamento più ampio, «questo
deve deciderlo la politica. La
magistratura vaglia altro. Se
saranno riscontrate responsabilità
personali nelle scelte di
Dalmazio», ossia profili di
interesse giudiziario, «l'autorità
inquirente non potrà non procedere;
altrimenti si tratta di aspetti
diversi. Un elemento è tuttavia
certo: Messina necessita di una
discarica e l'anomalia di non
averne una sul territorio va
superata». La documentazione
prodotta da Dalmazio è stata
acquisita in Procura. (fr.ce.)
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