[17.07.2007]

 
 
 

 

COMUNICATO

 

Oggetto: La vicenda Messinambiente e la  gestione dei rifiuti a Messina

Il chiarimento che il presidente di Messinambiente Dalmazio ha voluto dare del suo comportamento, reso noto da parte degli organi di stampa, ci sembra abbia allungato ulteriori ombre sul modo in cui viene gestito da tempo il settore rifiuti a Messina, questo si il vero scandalo cittadino, che avrebbe dovuto comportare le dimissioni non tanto o non soltanto  dell’attuale dirigenza di Messinambiente, ma anche di quella passata e di quanti hanno assunto in questi anni la guida del settore, tramite ATO 3 o assessorati comunali, provinciali  e regionali. Ma né i responsabili passati né quelli attuali hanno sentito il dovere di farlo né tantomeno qualcuno degli attuali “accusatori” o responsabili di forze politiche, di governo e di opposizione, hanno ritenuto giusto richiederlo. Eppure ogni anno la nostra città spende decine di milioni di euro (quest’anno addirittura ne sono previsti 42 milioni!), per semplicemente raccogliere i rifiuti e buttarli in una lontana “buca” o bruciarli nell’unico “bruciatore” di rifiuti esistente in Italia, quello di Pace, che non recupera energia, pagando una esosa eco-tassa per ogni tonnellata di rifiuto non raccolta in maniera differenziata, visto che la raccolta differenziata, nonostante i milioni di euro spesi, “veleggia” intorno al 2%. Tutto ciò sotto il “controllo” e la “gestione”, negli anni, di consigli di amministrazione, esperti, assessori, politici  e chi più ne ha più ne metta, che hanno portato l’intera gestione rifiuti sotto inchiesta per infiltrazioni mafiose dal 1990 al 2003!

            Chi scopre solo oggi la questione rifiuti a Messina inevitabilmente compie errori grossolani ed avanza proposte a dir poco “imbarazzanti”, come chi afferma che l’ATO3 e Messinambiente sono dei doppioni e propone l’abolizione di Messinambiente, “dimenticando” che per legge gli ATO hanno funzioni di programmazione mentre l’attività diretta deve essere necessariamente svolta da altra società, in questo caso Messinambiente, che guarda caso, quando era compartecipata da privati (e che privati!), nessuno si sognava di chiederne l’abolizione ed ora che è una spa pubblica se ne vuole fare a meno per magari affidarne la gestione a qualche privato che farà lievitare ulteriormente i costi! Che dire poi di chi propone l’azzeramento del CdA di Messinambiente mentre in situazioni ben più gravi dal punto di vista politico e morale, vedi caso ATO3, non se l’è sentita, chi sa perché, di avanzare una richiesta così radicale,

Per ritornare all’avv. Dalmazio, alle sue dichiarazioni ed alla gestione dei rifiuti in città, ci sorgono spontanee alcune domande:

1)      l’avv. Dalmazio dichiara di avere assunto l’incarico di amministratore unico della Sel srl solo al fine di aiutare tale società ad avere le autorizzazioni regionali necessarie per potere gestire la discarica di Venetico; raggiunto l’obiettivo si è dimesso. Domanda: può un amministratore di una società, per di più di nomina pubblica, assumere la gestione di un’azienda concorrente, in quanto operante nello stesso settore, ed aiutarla a potere gestire una discarica, che Messinambiente potrebbe utilizzare in futuro, quando la stessa Messinambiente ha a sua volta  dichiarato più volte di volere costruire una discarica in città presentando addirittura un progetto di discarica che dovrebbe sorgere a Pace?

2)      L’avv. Dalmazio dichiara che la discarica di Venetico farebbe risparmiare tanti soldi al comune di Messina. Seconda domanda: ma chi e quando ha deciso che la discarica di Messina deve essere a Venetico? Che fine ha fatto il progetto di discarica di Messinambiente a Pace?

3)      L’avv. Dalmazio dice che la discarica di Pace non risolverà i problemi di Messina. Terza domanda: ma perché Messinambiente ha presentato, immaginiamo pagandolo, un progetto per una discarica a Pace? Non si era detto che questa discarica avrebbe risolto i problemi di Messina in vista del termovalorizzatore di Paternò? Cos’è cambiato nel frattempo?

4)      Dalmazio parla di discarica a Venetico; Messinambiente parla di discarica a Pace; l’ass.re comunale all’ambiente parla di un nuovo impianto di smaltimento rifiuti a Pace che eviterebbe la raccolta differenziata; l’ATO3 pensa di allargare la raccolta differenziata. Quarta domanda: ma esiste una politica per la gestione integrata dei rifiuti a Messina? Che fine ha fatto il Piano d’ambito del 2002, anch’esso immaginiamo pagato ad esperti del settore, successivamente modificato e che prevedeva di raggiungere e superare il 35% di raccolta differenziata attuando anche la raccolta porta  a porta?

Non entriamo nel merito di altre vicende, vedi conflitti d’interesse, di cui si occuperà, se ve ne dovessero essere gli estremi, l’autorità giudiziaria. Ciò che ci interessa evidenziare in questa sede è che Messina ha bisogno di una seria e trasparente politica di gestione dei rifiuti che finalmente attui il decreto Ronchi, risalente ormai al lontano 1997, puntando a politiche di riduzione, riutilizzo, recupero, riciclaggio dei rifiuti; attuando la raccolta differenziata di secco ed umido; attuando la raccolta porta  a porta; sostituendo la tassa dei rifiuti con la tariffa ambientale in modo da far pagare ai cittadini in proporzione ai rifiuti prodotti e non secondo la dimensione della propria casa; chiudendo l’inceneritore di Pace; implementando il Green Pubblic procurement (Acquisti verdi della pubblica amministrazione). Non crediamo che chi ha gestito e gestisce attualmente il settore rifiuti a Messina, Messinambiente o ATO3 non fa differenza, abbia dimostrato di essere in sintonia con tale politica di gestione seria e trasparente. Urge pertanto cambiare uomini ma soprattutto cambiare politica, avendo bene in mente che la questione morale e la riduzione dello spreco di denaro pubblico sono e devono essere due questioni fondamentali di riferimento sia per la politica nazionale che per quella locale, per ridare fiducia ai cittadini e credibilità alle istituzioni.

Messina, 16 Luglio 2007                                                      

Daniele Ialacqua (segretario PRC – Messina)

nella foto, Daniele Ialacqua

 

IL COMUNICATO SULLA GAZZETTA DEL SUD

 

Ancora delucidazioni offerte in Procura e nuovi interrogativi avanzati da Rifondazione

 

Sabato gli incontri con il procuratore aggiunto Pino Siciliano e con il sindaco Genovese, che sul "caso MessinAmbiente" continua a riflettere; ieri l'incontro con il procuratore capo Luigi Croce, accompagnato dal vicepresidente della società Daniele Passaro.
Antonino Dalmazio, in questa fase, pare tenga più che altro a spiegare a Palazzo Piacentini il proprio operato: «nessun conflitto di interesse, nessuna improvvida iniziativa che lasci ipotizzare un tornaconto personale», va ribadendo. Ma gli interrogativi restano in piedi e al di là delle posizioni politiche, registrate a destra come a sinistra: Dalmazio farebbe bene a sgomberare il campo, sintetizziamo l'onda dei commenti di varia derivazione e intensità.
Interrogativi che da ultimo pone il segretario di Rifondazione comunista, Daniele Ialacqua: «L'avv. Dalmazio», esordisce, «dichiara di avere assunto l'incarico di amministratore unico della "Sel Srl" solo al fine di aiutare tale società ad avere le autorizzazioni regionali necessarie per poter gestire la discarica di Venetico; raggiunto l'obiettivo si è dimesso. Domanda: può un amministratore di una società, per di più di nomina pubblica, assumere la gestione di un'azienda concorrente, in quanto operante nello stesso settore, ed aiutarla a poter gestire una discarica, che MessinAmbiente potrebbe utilizzare in futuro, quando la stessa MessinAmbiente ha a sua volta dichiarato più volte di voler costruire una discarica in città presentando addirittura un progetto per l'area di Pace?». Ialacqua amplia poi il campo di analisi: «Dalmazio parla di discarica a Venetico; MessinAmbiente parla di discarica a Pace; l'assessore all'Ambiente parla di un nuovo impianto di smaltimento rifiuti a Pace che eviterebbe la raccolta differenziata; l'Ato 3 pensa di allargare la raccolta differenziata; domanda: ma esiste una politica per la gestione integrata dei rifiuti a Messina?».
Ieri, Dalmazio e Passaro, dunque, hanno offerto delucidazioni al procuratore Croce, corredate da alcuni documenti. Tutto ruota attorno al caso sollevato nell'interrogazione di Carmelo Santalco, che punta l'indice «contro il conflitto di interessi tra il ruolo svolto da Dalmazio quale presidente di MessinAmbiente» e la sua carica di amministratore unico della "Sel Consulting", società che, partecipata al 20% dalla "Nuova Ambiente Srl" (ditta che ha avuto l'affidamento diretto dei servizi di lavaggio dei mezzi di MessinAmbiente), ha avuto in cessione il ramo d'azienda dalla "Recuperambiente" per la realizzazione e la gestione di una discarica in contrada Senia di Venetico. Un sistema oggettivamente complesso, sotto l'aspetto degli intrecci finanziari, che secondo Dalmazio non nasconde nessun conflitto di interesse ma solo l'obiettivo di far risparmiare il Comune e i contribuenti. Non la pensano così altri, è altrettanto evidente.
«Se Dalmazio deve restare al suo posto», ha commentato ieri su nostra sollecitazione il dott. Siciliano ma nel contesto di un ragionamento più ampio, «questo deve deciderlo la politica. La magistratura vaglia altro. Se saranno riscontrate responsabilità personali nelle scelte di Dalmazio», ossia profili di interesse giudiziario, «l'autorità inquirente non potrà non procedere; altrimenti si tratta di aspetti diversi. Un elemento è tuttavia certo: Messina necessita di una discarica e l'anomalia di non averne una sul territorio va superata». La documentazione prodotta da Dalmazio è stata acquisita in Procura. (fr.ce.)
 

fonte: Gazzetta del Sud

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