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Dopo
l’ultimo grande ciclo di lotte degli anni ’70 abbiamo
assistito ad un rapido deteriorarsi di tutte le grandi
conquiste operaie e sociali. Una generazione in galera,
una società silenziata con la tortura e la repressione,
hanno consentito una ristrutturazione del mondo del
lavoro, prima impensabile, che ha sottratto all’uomo la
sua centralità, e tutto il contorno di democrazia,
garanzie, sicurezza, attenzione. Eliminate le ultime
resistenze sociali con la scusa – sempre buona – del
terrorismo e con la complicità di un certo sindacalismo
funzionale e colluso, si è proceduto a smantellare, una
dopo l’altra, le grandi conquiste operaie, a partire
dalla scala mobile, e con spallate continue e successive
ad annientare tutto quel welfare residuale, impaccio al
dilagare del neoliberismo selvaggio. Il risultato è
sotto gli occhi di tutti: un mercato globale dove non
c’è cosa o persona che non sia sacrificabile al dio
profitto, senza regole, senza rispetto per l’uomo e per
l’ambiente, dove tutto è “usa e getta”. È l’affermazione
di un modello di “sviluppo” che consuma l’ambiente come
gli esseri umani, che sviluppa solo i conti all’estero
dei grandi potentati economici che avvelenano e
distruggono irreversibilmente il pianeta e le sue ormai
risicate risorse. “Sviluppo” che ha creato una
generazione di giovani sacrificati al mercato, dove la
precarietà è assunta a sistema di vita, di una vita
senza futuro che non ti consente di immaginare una casa,
una famiglia, dei figli. Un futuro! Un modello dove il
posto di lavoro, per chi ce l’ha, diviene sempre più
precario, sempre più sfruttato e meno garantito, meno
sicuro; che produce sempre più morti oltre che merci.
Chi questo lavoro non ce l’ha, va ad ingrossare
l’esercito dei precari, ricattati e disponibili ad
offrire la propria disperazione a qualunque offerta.
Flessibili fino a spezzarsi. Una generazione, più
generazioni, costrette nell’unico ruolo loro assegnato:
produrre, consumare, crepare. Ma in questo destino che
sembra ineluttabile e non lascia alternative, qualcosa,
dal basso, si muove…
Proviamo a parlarne DOMENICA 27 APRILE al c.s.o.a.
Cartella, alle ore 18, con il Coordinamento dei
Portuali di Gioia Tauro,
l’OrSA Navigazione di Messina,
EquoSud – Autoproduzioni,
l’associazione Fratello Sole,
con Natale Bianchi e
la testimonianza delle sue cooperative antimafia nella
jonica, e con Gianni ed i suoi
tre anni da precario in un call-center.
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